M'ha fatto capire sempre di più quanto abbiamo rispetto a quelli del lussemburgo e quanto invece ci facciamo rovinare dai pochi a cui lasciamo carta bianca, così, senza motivo, per pigrizia, perché tanto anche se gli stabilimenti non ci fanno entrare si sta bene pure sul lungomare. Vabbè non si può andare qua davanti, andiamo verso i cancelli stando un'ora in macchina tra fila e cercare parcheggio. Tanto comunque quando poi stai al mare non ci pensi più. E pure la macchia mediterranea che se rovina co tutto il traffico, tanto c'è pure la pineta dietro.. e la casa, vabbè al centro non la puoi prende, ma si sta bene pure in periferia, e vabbè i mezzi non passano mai ma puoi prendere la macchina, ti fai il traffico e te la cavi.. e pure se al lavoro te danno 2 soldi rispetto a quanto ce guadagnano loro, tanto c'è tutto il resto.. ma alla fine de tutto sto resto non è che ci rimane un granché, a parte i sentimenti che ci salvano sempre. Però perché quelli che se ne approfittano non hanno bisogno di essere salvati dai sentimenti e noi comuni mortali sì? Io non voglio essere salvato dai sentimenti, voglio che i sentimenti siano una conseguenza naturale di tutto il resto che ho e che vivo, non voglio che siano una zattera di salvataggio nel nulla.
sabato 7 maggio 2011
domenica 20 marzo 2011
Incomunicabilità di massa
Roma, periferia, quartiere Tor Bella Monaca, sabato. Grande supermercato popolare, ora di pranzo. Folla che rotea tra i pomodori e l'insalata, i filetti di manzo e il prosciutto in offerta. Spese settimanali, carrelli stracolmi di poche cose, ma in grande quantità. Polacchi con montagne di carne, filippini con mari di vegetali, italiani con tutto di tutto. Uniti da un unico obiettivo: riuscire a farcela con i soldi che hanno. Ragazzini mangiano gli assaggi offerti, donne calcolano e sguinzagliano gli uomini verso salumeria e formaggi. Gli addetti ai reparti eseguono, consigliano, rassicurano. Tutte le etnie e culture si trovano d'accordo quando si tratta si scegliere la cosa migliore a minor prezzo, o davanti ad un cornetto caldo appena uscito dal forno del reparto del pane. Il cibo in questo paese scalda, e non solo perché è più buono. Scalda per tutta l'attenzione e l'importanza che ha su di sé, per la schiettezza della ragazza del pane o la religiosità del signore dei salumi. Alle casse c'è il momento finale di tensione, quando si vede quanto effettivamente si è scelto bene e quanto si è irrimediabilmente scesi ancora più nel baratro. Donne e uomini tirano fuori ogni risorsa che possiedono, portafogli, borsellini, buoni pasto, carte magnetiche e documenti di ogni tipo, pur di attutire il colpo. Poi, una volta pagato, imbustano tutto, e la loro vita ritorna anonima, dopo che un attimo prima le loro cose più intime erano inermi e in bella vista, sparpagliate sul nastro meccanico in attesa del loro turno alla cassa. Questa volta però qualcosa non torna. Un particolare stona con il quadro generale, stride con il silenzio uniforme fatto di voci familiari e rumori meccanici. L'addetta alla cassa piange. Ma non di un qualcosa di passeggero, un attacco di allergia, un riflesso condizionato, un momento di commozione. Semplicemente piange. Un pianto continuo, che accompagna tutti i suoi gesti e parole. Mentre fa passare sul lettore la merce, mentre comunica il totale da pagare, mentre cerca il resto da dare e lo appoggia sul piano della cassa. E donne e uomini raccolgono a valle il cibo nelle buste e pagano come se niente fosse. Facendo finta di niente, non avendo spazio anche per quella piccola tragedia locale o giudicando di non dover intromettersi. Tra quelle donne e quegli uomini ci sono anche io, che mi ritrovo con la busta piena in una mano e con il resto nell'altra, senza aver saputo cosa fare, a parte riuscire a guardarla negli occhi un attimo per farle sentire che ero lì in quel momento, davanti a lei, investito dal suo dolore, cercando di farle arrivare qualcosa in cambio con lo sguardo come lei mi stava dando qualcosa in cambio stringendo i soldi del resto. Ma comunque esco come tutti gli altri dirigendomi verso la macchina, mentre la ragazza alla cassa continua il suo lavoro, aspettando con tutta se stessa che arrivi il cambio a salvarla e a ridarle la dignità di una persona che piange.
mercoledì 15 dicembre 2010
Italia dei Valori (2)
... è cugina di Francesco Polidori, proprietario del CEPU e grande sponsor di Berlusconi sin dal 1994 ... il giudice definisce il gruppo all'opera «associazione a delinquere Catone» ... l’ormai ex parlamentare dell’Idv Scilipoti sostiene di trovarsi in Brasile al momento della firma. Motivo del presunto viaggio: lezioni universitarie ... Il tribunale di Velletri ha emesso nei confronti dell' esponente di An Silvano Moffa un provvedimento di divieto a recarsi a Colleferro.... Calearo: "Adesso siamo in una situazione di bolscevismo puro" ... «Anche se io mi esalto solo in un posto: allo stadio San Paolo, quando vado a fare il tifo per il Napoli» (Cesario è segretario del Napoli Club Montecitorio) ... Antonio Razzi: « Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura» ...
martedì 14 dicembre 2010
L'italia dei Valori
Vorrei sottolineare che la nostra Posizione è perfettamente coerente con quanto abbiamo sempre espresso ed in quello in cui abbiamo sempre creduto. Non abbiamo mai manifestato nessun segno di cedimento, né ci siamo fatti mai abbindolare da facili bersagli o scorciatoie. Oggi più che mai siamo fiduciosi e vediamo un futuro di Libertà, Valori e Democrazia. L'elettore continuerà ad essere al centro dei nostri progetti, sarà l'artefice spirituale di quanto realizzeremo. C'è ancora spazio per le grandi manovre, opere e riforme di cui il Paese ha bisogno. Questo è solo l'inizio. O per lo meno possiamo affermare con convinzione che non è ancora la fine.
domenica 25 aprile 2010
Nuovo stato
sabato 2 gennaio 2010
Social reality
A new kind of reality is approaching. The era of selfish consumerism and solipsism is going to come to an end. It was unavoidable since a long time, but human being goes on and on by inertia, following the same old patterns. As long as some event disruptively brakes everything. It's what happened last April 6th at L'Aquila. People just came together again, forced by the events, and liked it. Crammed in the tents, they suddently discovered another way of living, simpler and more natural. All actions were performed in a shared environment and with shared resources. The very idea of living alone with the exclusive property of all the used things and services became weird. But be careful, this didn't mean that a culture, a life-long education and experience had been swept away by the earthquake. People merely had a glimpse of what could be a different approach to social life, that basically a different world is possible. Then they naturally tended to walk the same walked paths and come back to old habits. Just a week after the earthquake many of the steps taken towards this new exalted way of living faded away, as for instance the apparently fallen down barrier between Italians and Romanians. During the first days, people felt the universality of the Human Being as the main value, with the terrible experience of taking other human beings out of the ruins vivid in their eyes and hands. So at the beginning of the life under the tents anyone considered Romanians as nothing but 'human beings', in a perfect equality atmosphere. This lasted exactly a week, after that people started again to think accordingly to the old patterns. Pushed also by the authority, that circulating malicious news and preventing persons from meeting managed to divide people rather than make them join.
But this didn't work for everyone. Someone tried to keep this first good atmosphere living on. And on. Recreating out of the tents the same conditions that helped this true human social nature to come out of the previous day-by-day ordinary lonely living. Deciding to stay all together under a same roof, in a wooden house they built as a big tent. All their activities are focused on handling the earthquake consequences, under all points of view, from human to logistic and political. All this looks highly virtuos and beautiful, and actually is. The only risk for these people could be to live FOR the earthquake, and not DESPITE it. They must realize that what they are doing now can become normal in this new envisioned kind of society, and not an extraordinary and temporary post-disaster effort. It's a step forward that would require a big consciousness and responsability, but necessary, if every good concert, assembly and tai chi course organized by these guys wants to carry the new ideals and be more that a pure palliative to the desert generated by the earthquake.
Go to www.3e32.com.
martedì 15 dicembre 2009
La perdita quotidiana

Come accorgersi della mancanza? Come quantificarla? Ciò che non c'è mai stato non ha potuto lasciare un vuoto, ma in un certo senso ha rimpicciolito tutto il resto, costringendolo dentro uno spazio, lasciando un senso di arbitrarietà in tutte le cose e il flag "riscrivibile" attivo su tutti i ricordi. Il tempo non va avanti, ma cicla in un loop con il solo scopo di far passare anni e desideri. Eterno ritorno di uno stato mentale non voluto, che l'abitudine ha smussato fino a renderlo perfettamente liscio e scivoloso ad ogni stimolo esterno, il quale non trova appigli e devia verso altre coscienze più ricettive. Così si continua a cercare e desiderare, ma con obiettivi sempre più distanti da quelli che potrebbero colmare il vuoto ed interrompere questo ciclo cieco. Questo perché per inerzia e spirito di sopravvivenza la mente concepisce ed accetta stimoli ed esperienze sempre più piccole, misere ed insignificanti, per non turbare l'equilibrio viziato che si è venuto a creare dentro di essa. I lineamenti stessi, i gesti, il modo di parlare si fanno sempre più uniformi e monocorde. Tutto ciò potrebbe continuare all'infinito, tendendo verso la staticità assoluta, fatta di un'unica espressione, un unico gesto ed un unico tono di voce mantenuti indefinitamente fino allo spegnimento delle facoltà mentali. Invece poi qualcosa succede, rompe l'incantesimo per riaccendere la magia della scoperta quotidiana e dell'osservare ed osservarsi. Per trovare un senso, un percorso, una visione.
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